Quello che noi siamo determina la nostra realtà. Non si tratta solo della cosiddetta “profezia che si autoavvera”, del fatto che se ci sentiamo addosso la nuvoletta di Fantozzi prima o poi ci pioverà in testa. Certamente questi aspetti hanno una loro importanza: la nostra visione del mondo, come lo percepiamo e sentiamo fanno la differenza. Ad esempio: se sono convinto che non ci sia da fidarsi di un certo gruppo di persone, quando le incontrerò avrò un atteggiamento di chiusura, starò sulla difensiva, magari avrò anche un atteggiamento un po’ aggressivo. Molto facilmente il mio approccio determinerà in quelle persone, come reazione, proprio quei comportamenti che io mi aspettavo. Ma non si tratta solo di pregiudizi e aspettative.

La nostra capacità di affrontare i problemi e le situazioni, di imparare da essi – detta anche resilienza – cambia la nostra realtà soggettiva; così, determinati eventi per qualcuno possono essere traumatici (talmente critici da superare le personali capacità di gestione, producono una “rottura” che andrà elaborata – e servirà del tempo – per poter venire “integrati” nella coscienza), per altri individui invece rappresenteranno difficoltà estremamente impegnative, provanti e magari debilitanti ma senza connotazioni traumatiche.

La buona notizia è che tutti possiamo scegliere di essere persone diverseper cambiare la nostra realtà. Come ci insegna la matematica, se cambia un fattore cambia tutto il “problema”: si tratta, quindi, di scegliere di impegnarsi nello sviluppo personale.

Quali sono le direzioni di lavoro?

Principalmente due. Sicuramente possiamo cominciare ad osservare le nostre credenze, i pensieri e le “forme pensiero – con tutti i loro messaggi difensivi, fuorvianti, ereditati dall’ambiente culturale e familiare o espressione di nostre esperienze precedenti – e le conseguenze che determinano. Avvicinarsi ad un pensiero “non automatico” e preconcetto, più consapevole e capace di valutare non a priori ma sulla base delle informazioni realmente presenti, predispone ad una diversa apertura, consente di vedere cose nuove, permette di uscire dalle “solite lenti deformanti”. Non a caso, Honoré de Balzac affermò: “nonostante nulla cambi, se io cambio, tutto cambia”.

Sulla resilienza leggi anche:

Indubbiamente, però, il tema più rilevante nella nostra vita siamo noi, nella nostra totalità; ed è per questo che sviluppare una maggiore capacità empatica, uno stato interiore amorevole (che ha come obiettivo non solo il proprio bene ma quello di tutti) sarà la leva che farà la vera differenza: attraverso le nostre azioni, le scelte, uno sguardo nuovo e un pensiero senza pre-giudizi, potrà determinare un cambiamento ancora più significativo non solo in noi ma anche, concretamente, intorno a noi. Un po’ come il lievito fa con il pane.

Anna Maria Cebrelli – GreenMe