Esiste una connessione neurofisiologica tra la respirazione e la nostra abilità di focalizzarci sugli obiettivi: per la prima volta i ricercatori hanno dimostrato gli effetti positivi della meditazione e della respirazione sulla nostra capacità di concentrarci. I risultati dello studio intitolato “Coupling of respiration and attention via the locus coeruleus: Effects of meditation and pranayama”, sono stati pubblicati sulla rivista Psychophysiology.

Perché respirare è importante. Le pratiche meditative e di yoga che si concentrano sulla respirazione hanno effetti cognitivi positivi tra i quali una miglior capacità di concentrarsi, una diminuzione della distrazione, migliori livelli di attivazione emozionale, più emozioni positive, minor reattività emozionale e altri ancora. Ad oggi però nessuno aveva dimostrato il legame neurofisiologico tra la respirazione e i suoi effetti.

Per la prima volta una dimostrazione. I ricercatori sono riusciti a dimostrare che la respirazione influisce sui livelli di un ‘messaggero’ chimico che si trova nel cervello e che si chiama ‘noradrenalina’: si tratta di un ormone e neurotrasmettitore che viene rilasciato dal nostro cervello quando: siamo stimolati, curiosi, focalizzati ed emozionati e, se prodotto nelle giuste quantità, aiuta il cervello a creare nuove connessioni, come se fosse un ‘fertilizzante’. Insomma, come respiriamo influenza la chimica del nostro cervello in modo da migliorare i nostri livelli di attenzione e la salute cerebrale.

Quanto è importante respirare. Esistono tradizionalmente due tipi di pratiche focalizzate sul respiro: quelle che enfatizzano l’attenzione sulla respirazione (mindfulness) e quelle che richiedono la respirazione per essere controllate (pratiche di respirazione profonda come il pranayama). Nei casi in cui l’attenzione di una persona è compromessa, le pratiche che enfatizzano la concentrazione e l’attenzione, come la mindfulness, potrebbero essere più utili, in questo caso l’individuo si concentra sul sentire le sensazioni della respirazione, ma non fa alcuno sforzo per controllarle. Nei casi in cui il livello di attivazione emozionale di una persona provoca scarsa attenzione, ad esempio sonnolenza durante la guida, un cuore martellante durante un esame o durante un attacco di panico, è possibile ‘calmarsi’ controllando la respirazione.

via FanPage