Anche se degli aspetti (fatti, opportunità) della nostra vita cambiano, spesso non rimettiamo in discussione le scelte che abbiamo fatto in precedenza. Non lo facciamo neanche se modificarle potrebbe risultare per noi vantaggioso. Questa “resistenza” al cambiamento viene da molti spiegata con il paradosso di Monty Hall.

Per inciso: Monty Hall è lo pseudonimo di Maurice Halprin, conduttore di un gioco a premi americano in cui si trattava di individuare in quale delle tre porte era nascosto un premio. Il paradosso che ha preso il suo nome è un problema di teoria della probabilità; una delle sue più famose formulazioni è quella inviata alla rubrica tenuta da Marilyn vos Savant (detentrice nientemeno che di un primato da Guinness per il quoziente d’intelligenza) sul settimanale “Parade”:

“Supponi di partecipare a un gioco a premi, in cui puoi scegliere tra tre porte: dietro una di esse c’è un’automobile, dietro le altre, capre. Scegli una porta, diciamo la numero 1, e il conduttore del gioco a premi, che sa cosa si nasconde dietro ciascuna porta, ne apre un’altra, diciamo la 3, rivelando una capra.

Quindi ti domanda: “Vorresti scegliere la numero 2?”. Ti conviene cambiare la tua scelta originale?”

Togliamo subito ogni possibile dubbio: la risposta matematicamente corretta è sìConverrebbe cambiare. Le possibilità di successo, vittoria, aumenterebbero.

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Ma dal calcolo delle probabilità alla nostra vita, come fare il salto?

“Monty Hall” ci pone due temi: da una parte la nostra prontezza e flessibilità nel cambiare, nonostante l’incertezza, le nostre scelte iniziali; dall’altra il paradosso che c’è tra mente e cuore, insomma il conflitto tra “razionalità” e “irrazionalità”.

Il tema diventa più “caldo” quando passiamo a considerare razionalità e irrazionalità:

La nostra società premia le funzioni cognitive superiori, tenta di misurare l’intelligenza con il QI, cerca di costruire robot (cioè intelligenza artificiale) basati soprattutto sulla capacità di calcolo, sull’eseguire singole funzioni complesse e razionali. Siamo nella schizofrenia dell’elogio della razionalità, come se questo fosse un concetto a sé stante e indipendente da tutto il resto. In realtà solo se abbiamo un’armonia tra le nostre parti corporea, emozionale e razionale possiamo agire in modo equilibrato, da esseri senzienti quali siamo”.

Il cosiddetto paradosso tra razionalità e irrazionalità, mente e cuore è quindi presto risolto: la razionalità non potrebbe esistere senza un buon funzionamento delle altre componenti.

In pratica – conclude Sara Dianiè solo se lasciamo parlare il cuore che la mente si può esprimere in tutta la sua bellezza e potenza. Ovvero aumenta la gamma, la palette possibile delle nostre azioni e dei nostri comportamenti. E’ come se dal bianco e dal nero nascessero i colori primari e, da una mescolanza di questi, i colori secondari. Poi si formano tutte le sfumature possibili: è così che possiamo ammirare l’uso diverso delle cromie ad esempio in Van Gogh, De Chirico, Kandinski”.

Il paradosso di Monty Hall ci rammenta che essere attenti a quanto succede, pronti a valutare sia con la mente che con il cuore la possibilità di cambiare le nostre decisioni – sulla base delle nuove variabili che via via si presentano – aumenta le nostre probabilità di vivere in modo pieno, fluendo con le opportunità che la vita ci offre. Se è un rischio, pare niente male correrlo.

Anna Maria Cebrelli – GreenMe