Anno dopo anno i numeri delle insorgenze di alcune malattie le fanno assomigliare sempre di più a delle epidemie: cancro, diabete e morbo di Alzheimer costituiscono le cause più frequenti di morte. Già da tempo gli studiosi hanno ipotizzato un aspetto comune a tutte queste malattie, solo pochi anni fa non così diffuse, e il professor Matthew Walker del Centro del Sonno Umano all’Università di Berkeley, sembra averlo trovato: la mancanza di sonno. 

Non abbiamo mai visto scritto da nessuna parte che “dormire fa bene”, nessun dottore ci ha liquidato dalla visita dicendo “dorma di più”: eppure dormire la giusta quantità di ore sembra essere una delle principali armi di prevenzione nei confronti di quelle malattie che più passa il tempo e più si diffondono a macchia d’olio.

Quello che il professore lancia nel suo libro “Why we sleep” è un vero e proprio allarme: siamo tutti malati di una stessa malattia che prima o poi si manifesterà come morbo di Alzheimer, diabete o cancro. Siamo tutti malti di “deprivazione del sonno”: che sia voluta o che sia sofferta, l’insonnia accorcia la vita. Non ci saremmo mai aspettati che l’elisir della lunga vita potesse essere un buon riposo quotidiano.

La soluzione al problema potrebbe sembrare semplice, alla fine basta solo iniziare a dormire di più: invece non lo è, perché la vita a cui siamo ridotti oggi, il sonno lo denigra. Chi afferma di dormire 8 ore a notte viene visto come uno scansafatiche, un pigro che non corre come un folle come tutti gli altri.

Non c’è solo il lavoro: c’è la palestra, ci sono i corsi, ci sono i bambini, c’è la cura della casa, per non parlare degli smartphone che, non ci pensiamo mai, ma ci tolgono moltissimo tempo al giorno che potremmo convertire in riposo. La vita di oggi non consente di avere sempre la possibilità di dormire 8 ore: gli impegni si spostano sempre di più verso le ore del dopocena, quando ci si dovrebbe appropinquare al sonno, e chi soffre di ansia e stress, si porta le preoccupazioni sotto le coperte.

Il mondo si sta adattando al fatto che si dorme di meno: sempre più esercizi commerciali aperti 24 ore su 24, perché tantissime persone di notte non dormono. Per fare un paragone, negli Stati Uniti nel 1942 erano meno dell’8% le persone che si concedevano un riposo inferiore a 6 ore: oggi ammonta al 50% il numero di persone che dichiarano di dormire 6 o meno di 6 ore a notte.

Nello specifico il professore ribadisce la sacrosanta importanza delle 8 ore a notte: il limite tollerato sono le 7 ore, al di sotto delle quali si pone a rischio la propria salute.

Lavoro straordinario, distanze sempre più lunghe per i lavoratori pendolari, possibilità di intrattenimento moltiplicate, alcol e caffeina, uccidono il sonno e uccidono chi dorme di meno.

È chiaro che la soluzione non è così semplice: bisognerebbe opporsi all’incessante correre della vita odierna, ma con quali conseguenze?

via Curioctopus