La caccia alle streghe è un singolare fenomeno che ha segnato il mondo antico ma al contrario di quello che si potrebbe pensare non fu un evento esclusivamente medioevale (anche se vede il suo apice tra XV e XVI secolo) perché ne sono state trovate tracce sia prima che dopo quest’epoca storica. Le prime risalgono al codice di Hammurabi (secondo millennio a.C.) dove ci sono riferimenti all’uso improprio della stregoneria e alle punizioni che ne sarebbero derivate. Questa usanza sopravvisse nel corso del tempo passando attraverso l’Impero Romano e l’Alto Medioevo fino a culminare con il 1434 (la prima grande caccia alle streghe) e la pubblicazione del “Malleus Maleficarum” nel 1489. L’ultima esecuzione registrata risale al 1793 a Ponzań in Polonia.

Si considera che sia stato processato e ucciso più di un milione di persone. La cosa incredibile era proprio il processo, perché soltanto dopo aver confessato la propria vicinanza con la stregoneria si poteva procedere con l’esecuzione. Ma chi avrebbe confessato qualcosa che avrebbe condotto alla morte? Nessuno, e infatti venivano usati dei metodi piuttosto coloriti per estorcere queste confessioni.

1 – La privazione del sonno

Una tra le prime metodologie impiegate per accertarsi del legame con la stregoneria consisteva in degli interrogatori fiaccanti, lunghi circa quaranta ore, al termine dei quali gli accusati erano in uno stato confusionale tale da essere disposti ad ammettere “il loro legame con Satana”. Questo metodo di tortura era impiegato principalmente in Italia e in Inghilterra ma fu presto giudicato inaffidabile perché con l’assenza di sonno tutti gli accusati iniziavano a delirare, confessando praticamente qualsiasi cosa.

2 – L’ordalia dell’acqua

Questa bruta prova aveva come obbiettivo lo smascheramento delle forze del male. Secondo una credenza l’acqua avrebbe infatti rivelato le streghe. Gli accusati venivano dunque legati su delle sedie e immersi in fiumi o laghi e a seconda se galleggiassero o affondassero sarebbero stati ritenuti colpevoli o innocenti (in periodi storici diversi il giudizio era differente, in alcuni casi affondare era segno di malvagità in altri lo era galleggiare). In ogni caso questo metodo fu più un modo per uccidere che per giudicare, infatti furono moltissime le morti per annegamento.

3 – Pungolamento e raschiamento

Questa pratica barbara consisteva nel pungere il corpo di chi era sotto accusa sino a scoprirne il suo legame con l’oscurità. Era credenza generale infatti che ogni strega o stregone avessero sul corpo il simbolo del proprio patto con il Diavolo, invisibile agli occhi e immune al pungolamento: pensavano infatti che pungolando tutto il corpo avrebbero trovato una zona insensibile al dolore. Durante il medioevo il pungolatore divenne una vera e propria professione.

4 – Lo schiacciamento progressivo

Le vittime di questa tortura venivano coperte da pietre sempre più pesanti finché non confessavano o non morivano. Si hanno tracce dello schiacciamento a Salem dove Giles Corey fu accusato di stregoneria e morì schiacciato dal peso delle pietre.

5 – Il rogo

Contrariamente a quello che si possa immaginare il rogo non era pensato come mezzo di esecuzione in tutto e per tutto. L’idea era quella di rimettere il giudizio a un’autorità più grande: Dio. Individuato il fuoco come simbolo divino si pensava che gli innocenti sarebbero stati risparmiati mentre i colpevoli sarebbero arsi per i loro peccati. La pratica del rogo si trasformò sempre più in fretta in una vera propria “moda” e divenne il metodo privilegiato per uccidere gli imputati della caccia alle streghe. Probabilmente le ragioni sono date dalla spettacolarità dell’evento che riempiva le piazze e instillava enorme timore.

via Curioctopus