Come sarebbe avere la mente come una canna di bambu, cioè – in ogni momento – così flessibile da lasciar andare o tenere “attive” solo le informazioni che servono davvero? Niente pregiudizi che non consentono di vedere bene quel che c’è, zero memorie che disturbano con il loro carico di informazioni passate, nessuna aspettativa che proietta i nostri desideri: solo il presente, con tutto quello che c’è. E, sullo sfondo, le nostre conoscenze, il nostro sapere, la nostra esperienza.

La prospettiva non è affatto male e, soprattutto, è assolutamente vantaggiosa. Consente di prendersi il meglio, di fare le scelte migliori, di comprendere davvero dove e con chi ci si si trova. Questa mente, calma, ci permette di vederci, sentirci, conoscerci meglio e – dunque – di muoverci più correttamente nelle varie situazioni; al contrario, se abbiamo un’idea falsa di noi, qualunque strategia, seppur potenzialmente vincente, non ci porterà verso alcun successo nelle “battaglie” della nostra vita.

Per arrivarci, bisogna però sintonizzarsi sul vento soffiante della strategia del Tao”: è questo uno dei segreti spiegati ne “I 36 stratagemmi. L’arte segreta della strategia cinese”, libro curato da Gianluca Magi per le Edizioni Punto d’Incontro.

Il linguaggio, poetico, è decisamente affascinante ma… che significa? Il punto di partenza, basilare, per poter entrare in relazione con questo “vento” è lasciare andare l’attenzione diffusa, dispersa tra mille situazioni, tipica della nostra società moderna (tra multitasking e continue sollecitazioni, si perde in realtà molto focus, le energie sono disordinate) e, pur mantenendo un punto di osservazione esterno, restare nell’ascolto interiore(un po’ come succede nelle arti marziali, in cui ci si deve concentrare sugli occhi dell’altro ma questo non impedisce di cogliere anche il suo più piccolo movimento).

In un attimo, è fatta. Sì, perché questa attitudine mentale non produce o richiede alcun tipo di rallentamento operativo ma, anzi, imprime una grande dinamicità e rapidità di azione; è come l’occhio del ciclone: un centro di rotazione calmo, a bassa pressione, che rende possibile che attorno a lui si muovano vorticosamente ed ad altissima velocità nubi e vento.

Così come, con questa consapevolezza, i samurai affrontavano il loro percorso di crescita nell’arte guerriera (fatto soprattutto di sviluppo di abilità, lealtà, senso di giustizia), così noi oggi possiamo affrontare le sfide della vita da guerrieri in pace e per la pace, con i piedi fermi e saldi in una coscienza interiore chiara, e in mano la lancia dell’azione capace, efficaceproduttiva; attingendo a piene mani dalle strategie sagge e segrete dell’antica cultura cinese.

Ad esempio: ci si trova in una situazione non chiara? Potrebbe essere utile applicare lo stratagemma XIII: “battere l’erba per spaventare i serpenti”. Il suggerimento è quello di sondare il terreno, anche con azioni non previste, disorientare, in modo da “costringere” le forze in gioco a rendere visibili la loro psicologia, le loro intenzioni: con questi elementi conoscitivi, sarà più facile definire il quadro reale della situazione e adottare decisioni adeguate e vincenti.

Altre volte potrà essere perfetto lo stratagemma XXVII: “fingersi stolti ma non pazzi”. Siamo sempre nell’arte del profondo controllo interiore: simulare, mostrare di ritirarsi e prepararsi invece all’azione, restare fermi aspettando in realtà solo di cogliere il momento propizio ma – anche – disarmare chi vuole attaccarti, non rispondere alle provocazioni per scegliere il tempo e il modo più opportuni per dialogare.

Non c’è dubbio che, per quanto le loro origini siano lontane nel tempo e nello spazio, i 36 Strategemmi possano essere preziosi anche per noi, qui, oggi. Uniscono la poetica e la saggezza cinese; armonizzano gli aspetti energetici yin e yang delle situazioni; per ognuno, nel libro, sono presenti un commento, un aneddoto storico che ne spiega l’origine, e poi l’insegnamento concreto, utilizzabile nelle questioni personali o professionali della nostra occidentale vita odierna.

tao

Piacevoli da leggere, vanno però metabolizzati, digeriti, integrati: solo così è possibile entrare in risonanza con loro, comprenderne gli aspetti più sottili, le sfumature personalizzabili. E riconoscerli quando venissero utilizzati in modo subdolo, distruttivo, egoico, predatorio: contro di noi personalmente o nella società.

Un antico detto cinese ricorda che anche “la formica può divorarsi l’elefante se si gioca bene le sue carte”.Allora, metaforicamente, buon sano, costruttivo e strategico appetito a tutti.

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Anna Maria Cebrelli – GreenMe